Il vergognoso atteggiamento dei due capoluoghi lucani in merito all'edilizia scolastica

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Il vergognoso atteggiamento dei due capoluoghi
lucani in merito all'edilizia scolastica

Matera e Potenza sono state escluse dalla graduatoria del 16° Rapporto Ecosistema Scuola, l’indagine annuale di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica

Redazione Online

16° Rapporto Ecosistema Scuola
16° Rapporto Ecosistema Scuola

Matera e Potenza sono state escluse dalla graduatoria del XVI Rapporto Ecosistema Scuola, l’indagine annuale di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi scolastici della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia presentata oggi a Milano a Palazzo Sormani. Potenza, infatti, ha inviato dati incompleti (meno del 50%) mentre Matera non ne ha inviati. Impossibile dunque per la Basilicata fornire i dati del 2014 relativi all’edilizia scolastica, e alle buone pratiche a favore delle scuole. Un atteggiamento vergognoso, specialmente per una capitale europea della cultura e che per entrambi i capoluoghi – più volte sollecitati sull’invio dei dati dall’associazione - denota una grave inefficienza della macchina amministrativa, nonché un’inaccettabile mancata considerazione della scuola come bene comune. La qualità del sistema scolastico è strettamente connessa alla crescita culturale del Paese, al superamento delle disparità economiche e sociali, alla formazione di cittadini che sappiano interpretare criticamente ed agire responsabilmente negli attuali e futuri contesti. La scuola rappresenta la principale agenzia formativa del Paese. Ad essa compete infatti, la lettura consapevole dei bisogni educativi che si esprimono nei diversi territori: bisogni attraverso i quali si orienta la crescita di una comunità verso obiettivi di cambiamento anche in un'ottica ambientalista. Con l’autonomia scolastica, nata dall’attuazione del titolo V della Costituzione, l’Istituzione scolastica ha maggiori opportunità di assumere questo ruolo dinamico rispetto al territorio e di costruire dei curricoli che per contenuti e modalità possono essere più rispondenti ai bisogni che la comunità scolastica e territoriale esprimono. Partecipare alla costruzione del dossier significa dunque contribuire a tutto ciò. Significa sostenere, insieme all’associazione, questo ruolo attivo di interscambio fra scuola e territorio e all’interno di questo ruolo inserire anche un diverso sviluppo della professione docente, meno autoreferenziale e capace di condividere progetti di ricerca e sperimentazione educativa all’interno della propria comunità scolastica e confrontandosi con il territorio. Specialmente in un contesto in cui la «buona scuola», come emerge dal rapporto, ha bisogno di un cambiamento vero. I primi timidi passi avanti arrivati con la pubblicazione dell’attesa anagrafe scolastica, che Legambiente chiedeva da oltre 15 anni, e lo stanziamento da parte del Governo di maggiori fondi per la manutenzione e la messa in sicurezza degli edifici, di certo rappresentano un buon inizio ma non bastano. Per Legambiente sono ancora tante le questioni da affrontare: prima fra tutte la forte disparità territoriale che c’è tra Nord, Sud ed isole del Paese in fatto di qualità del patrimonio edilizio scolastico, di investimenti, servizi e buone pratiche sostenibili. Nella Penisola su 6.310 edifici, circa il 65% è stato costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica del 1974. Il 39% necessita di interventi di manutenzione urgente, il 29,3% si trova in aree a rischio sismico, il 10% in aree rischio idrogeologico e il 10,4% in aree a rischio vulcanico. Sono, poi, ancora davvero poche le scuole costruite con criteri di bioedilizia, sono solo lo 0,6%, mentre solo l’8,7% sono quelle edificate con criteri antisismici. Sul fronte delle pratiche sostenibili, aumentano gli edifici (14,3%) che usano energia rinnovabile mentre si registra un calo del servizio scuolabus e dei servizi scolastici. A guidare, invece, la graduatoria della qualità dell’edilizia scolastica sono sempre le città del nord. Al primo posto svetta Trento, seguita da Reggio Emilia (2º) e Forlì (3º). Ci sono poi Verbania (4º), Piacenza (5º), Biella (6º), Bolzano (7º), Pordenone (8º), Brescia (9º) e Gorizia (10º). Quest’anno Roma è tra le città escluse dalla graduatoria, perché ha inviato meno del 50% dei dati richiesti. I dati - Tornando ai dati dell’indagine, nel 2014 sul fronte delle certificazioni si registrano piccoli passi avanti: salgono al 59,7% (con 2 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno) le scuole dotate di certificati di agibilità, mentre sono il 72,7% quelle dotate del certificato igienico-sanitario contro il 58,1% del 2013. Ed ancora aumentano le scuole (35,5%) dotate del certificato prevenzione antincendi. Per quanto riguarda la verifica della vulnerabilità sismica, il 25,1% degli edifici ha eseguito tale verifica contro il 22,2% del 2013. In lieve calo, dopo anni di trend, i dati sui requisiti in materia di accessibilità: scendono all’81,4% gli edifici che hanno i requisiti di legge contro l’84% del 2013. In calo anche le scuole dove sono stati previsti interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche: si passa dall’8,7% del 2013 al 3,8% nel 2014. Investimenti - Sul fronte degli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria, l’indagine di Legambiente segnala ancora una volta una forte disparità tra nord e sud del Paese. I capoluoghi del meridione e delle isole dichiarano di avere necessità di interventi di manutenzione urgente in media in 1 scuola su 2, contro una media di 1 scuola su 3 del nord e del centro. Nel 2014 l’investimento medio per la manutenzione straordinaria ad edificio scolastico è stato di 33.987 euro contro i 17.614 euro del 2013. Nel nord la media degli investimenti per la manutenzione straordinaria è quattro volte quella del sud, nonostante vi sia una maggiore necessità di interventi nel meridione legata anche alla fragilità del territorio, al rischio idrogeologico, sismico e vulcanico. Regioni come Abruzzo e Campania hanno registrato, ad esempio, un calo di investimenti in manutenzione straordinaria nonostante vi sia un’esigenza di manutenzione rispettivamente nel 91,1% e nel 55,1% degli edifici. Per quanto riguarda la media di investimenti della manutenzione ordinaria per singolo edificio (pari a 7.708 euro), si registra nel 2014 un aumento in tutte le regioni, ad eccezione delle isole che si discostano in negativo dalla media nazionale. Nella top ten dei comuni che investono per manutenzione straordinaria e ordinaria ci sono le città del nord e del centro. Bolzano, Milano e Firenze sono quelle presenti in entrambi le classifiche. Chieti e Crotone sono le uniche due città in rappresentanza del sud Italia, ma solo nella graduatoria dei Comuni che investono di più in manutenzione. C’è poi da dire che dal 2013 al 2014 sono aumentati in media gli investimenti per edificio sia nella manutenzione straordinaria di circa 58milioni passando da 105.683.169 del 2013 a 163.819.638 del 2014; sia in quella ordinaria di circa sei milioni (da 30.845.442 del 2013 a 37.022.709 del 2014). Ma nonostante vi sia stato un incremento notevole siamo ancora lontani dalle cifre del 2010 e 2011, quando non era ancora presente il vincolo del patto di stabilità. La differenza per la manutenzione straordinaria rispetto al 2010 (179.642.866) è di circa 16 milioni, mentre per quella ordinaria (45.576.021) di circa 10 milioni. Servizi per la scuola e buone pratiche ambientali – Battuta di arresto per i servizi scolastici: solo nel 5,3% delle mense scolastiche si servono pasti interamente biologici, così come la media di prodotti biologici che si attesta al 51,3%. Scendono poi al 55,9% le scuole che nelle mense servono acqua di rubinetto (nel 2013 erano il 65,1%). Anche i servizi relativi alla mobilità-scuola non decollano: solo il 25,8% delle scuole usufruisce del servizio scuolabus, mentre il 5,9% del servizio pedibus. Questo comporta un maggiore utilizzo nel percorso casa scuola del mezzo privato, che sta generando in prossimità degli edifici scolastici problemi di gestione della sicurezza, della salubrità e di qualità della vita. Dati positivi arrivano, invece, dalla raccolta differenziata: nelle scuole si differenziano soprattutto carta (83,5%) e vetro (63,3%). In aumento la raccolta di organico che passa dal 48,3% del 2010 al 65,6% del 2014 e delle pile che passa dal 33,9% del 2010 al 55% del 2014. L’uso delle energie rinnovabili segna quest’anno una crescita, passando dal 13,6% del 2013 al 14,3% del 2014. Tra gli edifici che utilizzano rinnovabili, la maggior parte presenta pannelli fotovoltaici (71,1%), e impianti solari termici (23,4%). Cresce la copertura dei consumi da fonti rinnovabili, con il 44,5%. A livello regionale fanno da portabandiera per l’utilizzo di fonti energetiche alternative Abruzzo e Puglia con rispettivamente il 40% e il 53,9% delle scuole. Maglia nera alla Lombardia, dove solo il 2,8% delle scuole utilizzano fonti rinnovabili, e a Campobasso, capoluogo molisano dove nessuna scuola utilizza fonti energetiche alternative. Per quanto riguarda gli edifici scolastici esposti a situazioni di rischio ambientale indoor e outdoor, scendono al 90,3% i comuni che hanno effettuato monitoraggi sulla presenza di amianto negli edifici scolastici nonostante i casi certificati di amianto siano passati dal 7,5% del 2013 al 10,1% del 2014. In flessione i dati sul radon, che viene monitorato dal 30% delle amministrazioni contro il 32% del 2013. I casi certificati restano costanti (0,5%), mentre non risulta significativa la crescita delle azioni di bonifica effettuate negli ultimi due anni. Rispetto alle fonti d’inquinamento elettromagnetico, quest’anno è stato inserito nel questionario di Ecosistema Scuola il monitoraggio da Basse Frequenze e da Alte Frequenze, entrambi risultati tuttavia quasi pari allo zero. In crescita invece gli edifici in prossimità di elettrodotti (3,7%) e di antenne cellulari (15,4%), mentre diminuiscono di poco quelli nelle vicinanze di emittenti radio televisive. Aumentano anche gli edifici scolastici posti tra 1 e 5 km da aree industriali (17,8%), strutture militari (6,5%), aeroporti (11,7%). Graduatoria finale – Anche quest’anno si riconfermano in testa alla graduatoria nazionale di Ecosistema Scuola le città capoluogo del centro nord. Svetta al primo posto Trento, seguita da Reggio Emilia (2º) e Forlì (3º). Ci sono poi Verbania (4º), Piacenza (5º), Biella (6º), Bolzano (7º), Pordenone (8º), Brescia (9º) e Gorizia (10º). Nella top ten da segnalare l’ingresso di Gorizia, per Biella e Brescia un ritorno. Le restanti città confermano la loro presenza tra le prime dieci, anche se con qualche cambio di posizione. Prima città del sud è invece Chieti (15º), mentre Catania (34º) è la prima delle isole ed è in crescita rispetto all’anno precedente. A guidare la graduatoria regionale sulla qualità dei servizi e dell'edilizia scolastica è sempre l’Emilia Romagna, con tre città tra le prime dieci, insieme al Trentino Alto Adige con entrambi i comuni capoluogo. Per quanto riguarda la graduatoria delle grandi città, al primo posto c’è Firenze (14º), seguita da Torino (22º) e Milano (28º), tutte in crescita rispetto allo scorso anno. Napoli (41º), ancora una volta prima tra le grandi città del sud, conferma la sua posizione. Prosegue il trend di crescita in graduatoria di Bari (55º) e Genova (69º), mentre Palermo (78°), lo scorso anno erroneamente non inserita in graduatoria, chiude la classifica delle grandi città. 

Venerdì 18 dicembre 2015

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